Depressione

DEPRESSIONE: IMPARIAMO A RICONOSCERLA

E’ importante che ci avviciniamo alla depressione, per cercare di capire cosa è, da cosa può essere determinata o meglio facilitata, cosa è possibile fare per cercare di uscirne il prima possibile. Nel parlare comune si sentono quotidianamente dire frasi come “sono depresso”, “mi sento giù”, ma in realtà la depressione ha delle caratteristiche ben definite.

In molti casi, alcuni segnali potrebbero essere realmente sintomi caratteristici di questa preoccupante patologia e possono essere una spia per riconoscerla!

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In molti altri invece, sono parte di un percorso soggettivo e non sfoceranno in nulla, anzi scompariranno per tornare eventualmente in alcuni periodi di vita dell’individuo, andando a far parte della storia personale, insieme ad una complessa rosa di umori, caratteristica di un’ evoluzione scandita dagli eventi quotidiani.

Tra le varie sfumature in cui si può presentare un tono dell’umore depresso, possiamo trovare persone con tratti melanconici, caratterizzati da un sottile senso di malessere che le accompagna durante alcuni o più momenti della giornata, oppure per periodi di tempo più o meno lunghi; oppure può trattarsi di un sensazione di vuoto e di una incapacità di vedere qualcosa di positivo in sé, negli altri e nel futuro, un episodio acuto di malessere profondo che in alcuni casi può diventare (e quindi essere identificato) in una patologia ben definita e conseguentemente degna di essere evidenziata, osservata con attenzione e forse trattata.

Tutti noi sperimentiamo quotidianamente pensieri tristi, momenti di tono dell’umore depresso. Questi possono essere conseguenti a vissuti di “perdita” reale o percepita, a modi non adeguati di elaborare gli eventi che ci accadono nel quotidiano o reazioni a frustrazioni.

Quando è utile mobilitarci per noi stessi o per un congiunto, quando vale la pena di soffermarsi a capire e valutare se quanto accade è superabile con le sole forze disponibili o c’è necessità di un sostegno maggiore?

La risposta non è semplice perché le differenze individuali possono essere molto ampie e la percezione soggettiva di un malessere personale o altrui può essere distorta da molteplici fattori, per cui diventa importante fornire alcune linee guida generali che aiutino nell’individuazione di alcuni tratti tipici di un episodio depressivo vero e proprio oppure nell’identificazione di sintomi che possono fungere come spie di una situazione pre-patologica, che riguardi noi stessi o persone che ci stanno attorno.

Quando qualsiasi difficoltà comincia, è importante notare innanzitutto con che intensità si manifesta, quindi che durata ha nel tempo e quanto compromette la ‘funzionalità’ globale dell’individuo. Nel dubbio mai aspettare, meglio un falso allarme valutato da specialisti piuttosto che perdere tempo per paura di fare una brutta figura, provare a cavarsela da soli o altro, in quanto, questo vale per qualsivoglia disturbo, più si interviene tempestivamente e maggiori sono le possibilità di soluzioni positive.

Sintomi caratteristici della persona depressa

Di solito chi soffre di depressione mostra un umore depresso, una evidente tristezza quasi quotidiana, non riesce generalmente più a provare lo stesso piacere nelle attività che provava prima. Le persone che soffrono di depressione, si sentono sempre giù, l’umore ed i pensieri sono sempre negativi. Sembra che abbiano una vera e propria angoscia di vivere, che li porta non riuscire a godersi più nulla. Accanto a questi sintomi molto generici è possibile indicare alcuni fattori affettivi, cognitivi, motivazionali e fisiologici che possono essere individuati come indicatori su cui porre attenzione particolare, che ci possono aiutare ad identificare quando il problema può iniziare a diventare serio:

-variazioni del tono dell’umore
(un tono dell’umore depresso in modo costante o incostante ma in prevalenza ‘negativo’, può fare pensare ad un momento vissuto in modo sfavorevole dalla persona, a cause di un ben definito o di molteplici fattori, va indagato per verificare come procede e se vi è un processo di risoluzione piuttosto che solo di rimuginazione)

- ritiro sociale
(quando si verifica una variazione nel normale svolgimento delle attività, con tendenza ad evitare incarichi, situazioni e/o persone che fanno parte della quotidianità, per preferire l’inattività all’attività, lo stare solo/a, per lo più in casa limitando i contatti e le relazioni sociali, così come le abitudini nello stile di vita – a volte la persona potrebbe anche non volersi alzare da letto, non lavarsi, non vestirsi, non prepararsi il cibo, ecc.)

- disturbi del sonno
(può trattarsi di insonnia notturna, che può esprimersi con difficoltà ad addormentarsi, svegliarsi più volte durante la notte o molto presto al mattino- un sonno non ristoratore- oppure all’opposto di sonnolenza eccessiva: l’una o l’altra protratte per più giorni possono essere un segnale di ‘qualcosa che non va’)

- mancanza di appetito e perdita di peso
(non provare sensazione di fame e perdere peso – ad esclusione di un intervento volontario per dimagrire!- può far pensare ad una manifestazione psico-fisica conseguenza di un disagio. Nota: in alcuni casi severe perdite di peso –per diete o patologie differenti- possono essere all’opposto fattori facilitanti e/o concause per episodi depressivi)

- difficoltà di concentrazione
(che può intervenire in svariate aree di attività e di interesse e può comprendere il non riuscire più a leggere un libro, guardare un film, fare dei calcoli, dimenticare impegni, ecc.)
- rallentamento globale
(caratteristica diminuzione da parte di un individuo delle sue funzioni cognitiva e motoria e delle semplici attività della quotidianità; per esempio sul lavoro il rendimento può essere inferiore, si possono avere difficoltà ad iniziare attività e lentezza nell’esecuzione di compiti che richiedano abilità sia logiche che pratiche)

- crisi di pianto
(può trattarsi di episodi acuti occasionali, non necessariamente legati a una situazione od evento particolare, che avvengono per un periodo di tempo prolungato con frequenza variabile, oppure di una situazione quotidiana in cui la persona lacrima con facilità. E’ bene soffermarsi e valutare le crisi di pianto)

- desideri suicidi
(non sempre sono facili da identificare come tali, spesso hanno intenti comunicativi differenti. Nella quasi totalità dei casi, quelli degni di nota sono accompagnati da altri segnali, tra quelli descritti sopra, in tali casi, qualora vengono espressi, è preferibile avvisare figure sanitarie professionali competenti piuttosto che fare domande in merito)

- visione negativa di sé, degli altri, del futuro
(un pessimismo generalizzato, accompagnato da una visione talvolta “senza speranza” verso il futuro; può venire espressa con connotazioni variabili rispetto alla percezione,

Come già detto l’intensità con cui si presentano alcuni o molti di questi, la durata degli stessi, la variabilità, la compresenza di uno o più di questi sintomi, può dare un segnale più o meno forte dello stato di salute generale della persona.

A questi possono aggiungersene molti altri quali senso di colpa, irritabilità, pessimismo, mancanza di desiderio sessuale, senso di fallimento, insoddisfazione, preoccupazioni somatiche, ecc.

Ricordate sempre che quanto detto sopra può essere considerato un valido aiuto ad individuare uno stato di necessità, mai deve essere utilizzato per formulare diagnosi ‘casalinghe’!
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Alcuni dati sulla depressione

La depressione (quella di cui si parle comunemente è di solito detta depressione maggiore), è un disturbo largamente diffuso e quindi molto ben conosciuto, ne soffre infatti dal 10% al 15% della popolazione, con una frequenza maggiore tra le donne.

La depressione meglio definita nei manuali quali il DSM IV-TR come Disturbo Depressivo, fa parte insieme ai Disturbi bipolari di una categoria più grande detta Disturbi dell’Umore. La depressione spesso si presenta insieme ad altri disturbi (per esempio Attacchi di Panico, Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbo Borderline di Personalità).

La depressione accompagna inoltre il 20%-25% degli individui con alcune patologie organiche (quali il diabete, la sclerosi, i carcinomi, l’infarto del miocardio, l’ictus, ecc.) ed il trattamento della condizione medica diventerà più complesso con prognosi meno favorevole, in caso di compresenza del disturbo depressivo.

La depressione inoltre è due volte più frequente nelle femmine adolescenti e adulte che nei maschi adolescenti e adulti, può esordire ad ogni età, con un’età media di esordio intorno ai 25 anni. Alcuni hanno episodi depressivi isolati cui fanno seguito molti anni senza sintomi, altri hanno periodi con sintomi, altri ancora hanno episodi sempre più frequenti con l’aumentare dell’età.

Tra le possibili cause della depressione troviamo fattori di tipo psicosociale, ma anche di tipo genetico e biologico. Spesso episodi depressivi seguono eventi psicosociali stressanti, come la malattia o la morte di una persona cara o altri eventi come separazioni, perdita del lavoro, conflitti familiari, trasferimenti, ecc. Gli eventi stressanti possono avere un ruolo significativo nel causare i primi episodi depressivi piuttosto che quelli successivi.

Altre cause possibili di depressione sono anche dovute a modificazioni a livello biologico, nella regolazione di alcune sostanze come neurotrasmettitori e ormoni.

Sembra che vi sia ereditarietà nella depressione, infatti i figli di genitori depressi presentano un rischio più elevato di sviluppare depressione, ma ricordiamoci che questo significa anche che non è detto che lo sviluppino in tutta la loro vita.
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Trattamento della depressione

Accade spesso che le persone intorno a chi è depresso spingano queste a reagire e a sforzarsi di fare. Tutto ciò viene fatto in buona fede, senza rendersi conto che ciò tende a far sentire chi ne soffre ancora più in colpa, perché non riesce ad essere all’altezza di affrontare la situazione.

L’atteggiamento migliore da tenere è quello di aiutare gradatamente il soggetto a riprendere le proprie attività, ad assumere un’adeguata terapia farmacologica ed intraprendere una psicoterapia.

La terapia cognitivo comportamentale si è dimostrata molto efficace per la cura della depressione, il trattamento tende ad intervenire sui pensieri che possono sostenere la depressione ed aiuta la persona a sviluppare una modalità di pensiero più equilibrata e razionale. Facilita inoltre le persone a costruire migliori abilità per fronteggiare le difficoltà, modalità comunicative più efficaci e strategie per risolvere i problemi nei quali si trovano coinvolte.

Il trattamento, quindi, è rivolto a fare riprendere alla persona depressa gradualmente le attività che erano state abbandonate, cominciando da quelle più piacevoli, a sviluppare comportamenti più funzionali per risolvere i propri problemi, a pensare in modo più equilibrato e razionale.
Nella cura farmacologica della depressione vengono impiegate numerose classi di farmaci antidepressivi che si sono mostrate tutte efficaci nel trattamento:

- triciclici e tetraciclici (es desipramina, nortriptilina, maprotilina, clorimipramina, imipramina, amitriptilina, nortriptilina);
- agonisti multisistemici noradrenalina-serotonina (es venlafaxina, trazodone);
- benzamidi sostituite (es amisulpiride);
-agonisti del sistema noradrenergico (es mianserina, mirtazapina, reboxetina);

- inibitori della ricaptazione (reuptake) della serotonina – SSRI - (es fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, sertralina, citalopram, escitalopram, buspirone);
- donatori di gruppi metilici (S-adenosil-L-metionina).

Nelle forme resistenti possono essere utilizzate associazioni con stabilizzatori dell’umore (es litio, valproato, carbamazepina, oxcarbamazepina, gabapentin) e in alcuni casi con ormoni tiroidei.

Recentemente vengono utilizzati farmaci antiparkinson (es pramipexolo) per la loro azione favorente la trasmissione dopaminergica, tuttavia non vi sono ancora sufficienti dati per sostenere l’azione antidepressiva di tali molecole.

L’utilizzo di antipsicotici, in associazione agli antidepressivi, è giustificata nei casi in cui il quadro depressivo si presenta con sintomi psicotici.
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Bibliografia

J.S. Klosko, W.C. Sanderson, Trattamento cognitivo-comportamentale della depressione, 2001, McGraw-Hill
BDI, Beck Depression Inventory (Beck et al., 1961, 1979), strumento utilizzato da esperti del settore in fase di valutazione della Depressione.
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