Attacchi di panico

COME RICONOSCERE UN ATTACCO DI PANICO E NON AVERNE PAURA

Potrà esservi accaduto di sentire (o aver provato voi stessi) che ad un certo momento, in modo del tutto inaspettato a qualcuno sia capitato di avere una sensazione bruttissima dove per esempio il cuore batteva fortissimo, e una successiva paura terribile di morire per un attacco di cuore; o che a qualcun altro sia accaduto di sentire un nodo alla gola, iniziare ad avere difficoltà a respirare e credere di soffocare; o ancora che qualcuno abbia provato una sensazione di irrealtà, di sbandamento e una forte paura di svenire con conseguenze gravi per la salute. Alcune di queste persone saranno andate al pronto soccorso e dimesse con diagnosi di patologia idiopatica o disturbo d’ansia, altre pur senza essere ricorse ad interventi medici urgenti saranno uscite dall’episodio terrorizzate, per il dubbio di essere incorse in qualcosa di grave ed essersi “miracolosamente salvate” e con il terrore che l’evento temuto possa ripetersi!!

attacchi di panico 2

Spesso chi ha provato questa sensazione terrificante si rivolge al medico di base che prescrive degli ansiolitici con lo scopo di “controllare” lo stato di attivazione dell’ansia ma che non tolgono la paura di quanto è accaduto, lasciano il dubbio di cosa sia successo e che tale situazione possa ritornare. La persona quindi resterà in ansia permanente rispetto all’aspettativa di un nuovo episodio simile e molto probabilmente eviterà o vivrà con ansia estrema il dover andare nel luogo/mettersi nella situazione dove è accaduto il fatto; non soltanto, tenderà persino ad evitare situazioni/luoghi simili a quelli che somigliano alla situazione /luogo temuti. Per es. se la persona è stata male durante uno spostamento in autostrada mentre era alla guida della sua vettura, potrebbe non voler più utilizzare tale mezzo di trasporto e/o non voler andare in autostrada, oppure fare entrambe le cose ma con livelli di ansia elevatissimi.

Se accadono episodi del genere e dopo aver fatto gli opportuni controlli medico specialistici non vi sono patologie in atto, ecco, allora questi possono essere attacchi di panico, facenti parte dei Disturbi d’ansia e quindi non pericolosi per l’incolumità della persona e trattabili con psicoterapia (o in fase acuta e/o iniziale affiancata da una terapia farmacologica che comunque servirà a tamponare il problema, non a risolverlo!!!!)

Caratteristiche degli attacchi di panico

Gli attacchi di panico sono dunque degli “episodi di improvvisa ed intensa paura, accompagnati da sintomi somatici e cognitivi”, quali palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, brividi o vampate di calore, sensazione di irrealtà, paura di perdere il controllo, confusione mentale, elevata paura di morire o di impazzire.

L’attacco di panico ha un inizio improvviso (per questo può spaventare moltissimo!), raggiunge rapidamente l’apice (di solito entro 10 minuti o meno) e dura circa 20 minuti (ma a volte molto meno o di più).

Chi prova un attacco di panico lo descrive come un’esperienza terribile, improvvisa, inaspettata, e la paura che un nuovo attacco si presenti diventa il tema centrale dei pensieri, che rischiano di occupare quasi la totalità dei pensieri giornalieri, ripetersi in modo ossessivo e con connotazione spaventevole, tanto da poter causare anche sintomi depressivi, in quanto la persona non vede via d’uscita da tale situazione.

La “paura della paura provata” mette in moto un circolo vizioso, caratteristico del Disturbo di Panico, che può essere con o senza “agorafobia”, ovvero presentare associata o meno “l’ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco di panico inatteso”.

Come negli esempi precedenti potrebbe diventare per alcuni, difficile o  impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda, andare al cinema, ai centri commerciali e cosi via.

Evitare quelle situazioni che causano ansia diviene la modalità prevalente di vivere la quotidianità; in taluni casi i familiari di chi soffre di un disturbo di panico devono adattarsi alla nuova situazione, a non lasciare isolata la persona e ad accompagnarla dove non riesce più a recarsi da sola nonostante la necessità (per esempio sul luogo di lavoro) causandole una dipendenza, che può incidere sull’autostima del soggetto.

Per essere diagnosticato come tale, il  Disturbo di Panico deve consistere della “presenza di attacchi di panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da almeno 1 mese di preoccupazione persistente di avere un altro attacco di panico.

La persona si preoccupa delle possibili implicazioni o conseguenze degli attacchi di panico e può cambiare il proprio comportamento abituale in conseguenza degli stessi, evitando le situazioni in cui teme che possano verificarsi o utilizzando dei comportamenti cosiddetti “protettivi”, ovvero che li facciano sentire protetti, che diminuiscano le probabilità che l’evento temuto si verifichi (se si teme che possa venire una attacco di cuore si starà in casa, stando seduti o facendo attività minime; se si teme il soffocamento ci si munirà di bottiglietta d’acqua, di caramelle alla menta, fino a portarsi dietro farmaci appositi, tipo cortisonici).

Le persone riferiscono del primo attacco di panico come di una situazione inaspettata, in cui il soggetto si spaventa enormemente e, spesso, come detto, ricorre al pronto soccorso. Dopo il primo attacco è facile ne seguano altri.

Di solito l’esordio degli attacchi di panico avviene in:

- persone con un sistema d’allarme tendente all’attivazione anche con basse soglie di pericolo reale o percepito e con tendenza ad auto- monitorarsi (fattori predisponenti ad un disturbo d’ansia)

-periodi stressanti, dove alcuni eventi di vita quali lutti, malattie proprie o di congiunti, difficoltà economiche, separazioni, difficoltà familiari, coniugali e/o nei contesti lavorativi (fasi di stress acuto o cronico), possono infatti funzionare da fattori precipitanti.

- paura anticipatoria, evitamento, comportamenti protettivi, richiedere ed ottenere aiuto ed attenzione dai familiari, possono diventare fattori perpetuanti o di mantenimento del disturbo.
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I sintomi degli attacchi di panico

Tutti noi quotidianamente sperimentiamo una vasta gamma di sintomi a cui normalmente diamo poca o nulla importanza: possiamo sperimentare anche in situazioni di riposo alterazioni innocue del ritmo cardiaco, possiamo alzare il capo e sentire una sensazione di sbandamento, condizioni climatiche quindi esterne oppure situazioni fisiche non pericolose (cali e/o aumenti di temperatura, pressione, valori glicemici, ecc) interne possono farci avere sensazioni di stanchezza, confusione, irrealtà, svenimento, ecc.; fauci secche, senso di pesantezza allo stomaco, digestione, reflusso, possono causarci sensazione di oppressione toracica, nodo alla gola, soffocamento.

Quel che fa la differenza è l’interpretazione soggettiva che si dà a queste sensazioni che, è necessario ripetere, sono comuni a tutti gli esseri umani, fanno parte della quotidianità di ciascuno di noi: se l’interpretazione di questi sintomi ingigantisce gli stessi, dando loro una connotazione spaventevole, considerandoli come segnali di una malattia, di un problema fisico grave in atto, che sta mettendo a rischio la vita, si avrà un’attivazione del sistema ortosimpatico (ansia), che non farà altro che aggiungere sintomi, che sono quelli caratteristici che gli esseri viventi mettono in moto per fronteggiare situazioni di pericolo imminente – sudorazione, tremori, rigidità muscolareì, parestesie, tachicardia, ecc.,-, qui però il pericolo non è reale è solo percepito, ma viene vissuto come se fosse reale. La persona quindi entra in un’escalation di ansia e sintomi somatici, l’una che sostiene gli altri, e che culmina nella sensazione che ‘qualcosa di terribile stia accadendo’.

I sintomi che possono essere presenti in un’ attacco di panico sono:

- Sudorazione

- Palpitazioni/cardiopalmo/tachicardia (anche battiti irregolari, sensazione di ‘cuore pesante’, sentire il battito in gola)

- Dolore o fastidio al petto

- Sensazione di soffocamento o dispnea (respiro affannoso)

- Sensazione di asfissia (stretta o nodo alla gola)

- Paura di perdere il controllo o di impazzire (ad esempio, la paura di fare qualcosa di imbarazzante in pubblico, qualche gesto inconsulto, o la paura di farsi vedere quando si ha un attacco di panico)

-Paura di morire

- Sensazioni di sbandamento, instabilità, di sbandamento

- Tremori fini o a grandi scosse

- Sensazioni di derealizzazione (percezione del mondo intorno come strano e irreale) e depersonalizzazione (alterata percezione di sé caratterizzata da sensazione di distacco o estraneità dai propri processi di pensiero o dal proprio corpo)

- Brividi o Vampate di calore

- Parestesie (sensazioni di intorpidimento o formicolio)

- Nausea o disturbi addominali

Non tutti questi sintomi sono necessari perché si tratti di un attacco di panico, ne bastano quattro o più per definirlo come tale.

Gli attacchi di panico si possono ripresentare con frequenza e intensità differenti  anche nello stesso individuo a seconda di determinati periodi.

Vi è un’estrema variabilità nell’espressione dell’ansia.

Possono esserci attacchi d’ansia, molto frequenti negli individui con Disturbo di Panico, in cui sono presenti soltanto una parte dei sintomi del panico, senza che esplodano in un attacco vero e proprio.
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Attacchi di panico e agorafobia

Il termine Agorafobia deriva dalla parola greca Agorà che significa piazza; infatti, i primi utilizzi della parola in psicologia e psichiatria si rivolgevano a persone che avevano paura di recarsi in posti affollati. In realtà, i pazienti con Agorafobia temono le situazioni in cui è difficile scappare o ricevere soccorso; di conseguenza, essi evitano tali luoghi al fine di controllare l’ansia legata alla prefigurazione di una nuova crisi di panico.

Infatti, nella maggior parte dei casi, l’Agorafobia è un problema che emerge secondariamente all’insorgenza di attacchi di panico o crisi d’ansia minori; si instaura quando il soggetto comincia ad evitare sistematicamente tutti i luoghi, le situazioni ed i contesti nei quali ci potrebbero essere ostacoli alla possibilità di essere aiutati. Tra le situazioni che più frequentemente vengono evitate si riscontrano: uscire da soli o stare a casa da soli; guidare o viaggiare in automobile; frequentare luoghi affollati come mercati o concerti; prendere l’autobus o l’aeroplano; essere su un ponte o in ascensore. Quando questi evitamenti iniziano a compromettere le attività quotidiane ed il funzionamento socio-lavorativo della persona allora si parla di Agorafobia.

Talvolta, il problema è più difficile da individuare perché il soggetto non evita certe situazioni temute ma diviene incapace di affrontarle senza l’assistenza di una persona di fiducia.

L’Agorafobia può essere diagnosticata all’interno del Disturbo di Panico  con Agorafobia o come L’Agorafobia è in sintesi caratterizzata da:

• Ansia legata al trovarsi in luoghi in cui sarebbe difficile allontanarsi, fuggire oppure chiedere e ricevere soccorso, nel caso in cui si verificasse un attacco di Panico o una crisi d’ansia.

• Le situazioni temute vengono evitate o affrontate con molta difficoltà oppure tramite il supporto di un accompagnatore.

• L’ansia e l’evitamento limitano il funzionamento socio-lavorativo del soggetto e non derivano da altri tipi di paura o fobie (evitare gli ascensori per una persona che prova Claustrofobia, evitare le situazioni sociali per chi ha Fobia Sociale, evitare stimoli che ricordino un evento traumatico nel Disturbo Post-Traumatico da stress).

All’interno della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, le tecniche di esposizione si sono dimostrate utili nel ridurre i comportamenti che alimentano l’ansia agorafobica. Altri autori suggeriscono metodi combinati con tecniche cognitivo-comprtamentali e addestramento al rilassamento
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Disturbo di panico con o senza agorafobia

Quando sentiamo parlare di disturbo di panico con agorafobia, ci riferiamo al disturbo d’ansia caratterizzato sia da attacchi di panico che da agorafobia, mentre è intuitivo che nel disturbo di panico senza agorafobia sono presenti soltanto gli attacchi di panico.

Quindi la differenza nel fare diagnosi consiste nell’ascoltare il racconto della persona e capire se oltre al terrore associato alla sensazione di catastrofe imminente, tipico dell’attacco di panico, vi è anche l’ansia e/o l’evitamento di posti o situazioni dalle quali sarebbe difficile allontanarsi o ricevere soccorso.
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Agorafobia senza Disturbo di Panico

In questo caso la persona con questo disturbo d’ansia non ha attacchi di panico, solo una forte paura che la fa fuggire da luoghi o contesti da cui potrebbe non essere disponibile aiuto in caso di necessità.
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Terapia degli attacchi di panico

Nella cura del disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia e dei disturbi d’ansia in generale, la forma di psicoterapia che la ricerca scientifica ha dimostrato essere più efficace, nei più brevi tempi possibile, è quella “cognitivo-comportamentale”.

Il trattamento farmacologico degli attacchi di panico, per quanto consigliabile in associazione con il trattamento psicoterapico (e da utilizzarsi solo nella fase iniziale del disturbo, in fase acuta o per necessità specifiche), prevede l’utilizzo di due classi di farmaci: le benzodiazepine (alprazolam, etizolam, clonazepam, lorazepam) e gli antidepressivi (triciclici, clorimipramina, imipramina,  desimipramina, inibitori delle mono amino ossidasi (IMAO) e sopratutto gli inibitori selettivi del reuptake (ricaptazione) della serotonina – SSRI – citalopram, escitalopram, paroxetina, fluoxetina, fluvoxamina, sertralina).
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Consigli su come affrontare un attacco di panico

Caro amico/amica questi sono spunti di riflessione che spero ti possano aiutare a capire meglio quel che ti succede, ad affrontarlo nel modo migliore e quindi a ridimensionare i timori.

In sintesi ricordati sempre che:

-      L’attacco di panico nasce dall’ansia associata a sensazioni fisiche che sonono normali, che ognuno di noi ha durante il giorno (per esempio stanchezza, calo di zuccheri, sbalzi di pressione, capogiri, sensazione di nodo alla gola, sensazione di pesantezza allo stomaco, affanno, ecc.)

-      E’ l’interpretazione errata di questi sintomi (vissuti come spaventosi, rischiosi per la salute, ingigantiti, sentiti come catastrofici e portatori perfino di pericolo di vita, nonostante in realtà non lo siano!!) che mette in moto tutto il sistema d’allarme (che innesca l’ansia) proprio di ogni essere umano

Quindi:

-      Mai si è in pericolo di vita: non si sviene, non si soffoca, non si ha un attacco di cuore, non si impazzisce, non si muore, niente di niente!

-     L’attacco di panico è un evento che come arriva va via e passa prima se una persona:

  • Sa di cosa si tratta, quindi che è solo ansia fortissma
  • Sa quali sono le strategie migliori per fronteggiarlo
  • Sa che può affrontarlo anche senza farmaci e superarlo
  • Non scappa dai luoghi/dalle situazioni che fanno paura
  • Lo fronteggia restando dentro alla situazione temuta

Direi quindi che ti è andata bene: tra i vari disturbi che riguardano la sfera psicologica e che si possono presentare nel corso della vita, questo è senza dubbio uno di quelli da cui si esce anche senza lunghi percorsi psicoterapici e anche senza far uso a lungo termine di farmaci!! Avanti tutta!!
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Bibliografia:

A.Wells, Trattamento cognitivo dei disturbi d’ansia, 1999, Mc Graw-Hill

Andrews G. e altri, Disturbo di Panico e Agorafobia, Centro Scientifico Ed.

Spagnulo P., Ansia e Panico, 2008, Ecomind

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95 thoughts on “Attacchi di panico

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